Il post pubblicato qualche giorno fà su TagliaBlog non ha fatto altro che rafforzare il mio pensiero : siamo, fondamentalmente, ostaggi di Google.
Ditelo come volete, ma, senza distinzione di sorta, ogni blog o sito web deve render conto a BigG. Vediamo i due aspetti della situazione per avere un quadro più chiaro.
Il motore di Ricerca
All’interno dell’articolo segnalato sopra, è presente una piccola immagine che mostra le statistiche di accesso al famoso blog di RobinGood. Il dato che si evince dalla lettura è abbastanza atteso quanto terrificante : 7 utenti su 10 che accedono alle pagine di quel blog sono veicolate da Google.
Questo blog che leggete ora, molto giovane all’anagrafe della blogosfera, non è da meno (anche se i visitatori quotidiano sono altri purtroppo) : 8 utenti su 10 sono opera di Google.
Mi gioco la barca (che non ho) che anche per i vostri blog la situazione è analoga. Questo deve farci riflettere soprattutto se l’attività di blogger non è soltanto passione e hobby, ma i ricavi che ne otteniamo non sono proprio irrisori. E non sto parlando solo di chi lo fa per lavoro e non ha altre entrate.
Una penalizzazione (più o meno evidente) di Google nei confronti del vostro blog avrebbe, pertanto, effetti nefasti. Un ‘ban’ (cioè blog completamente escluso dal motore di ricerca) non ne parliamo.
La mia esperienza recente non solo cade a fagiolo, ma è anche molto significativa.
SerioMaNonTroppo viaggiva alla media di 1500 unici al giorno quando un bel lunedì di Novembre, Google ha deciso che per l’80% delle chiavi di ricerca per cui il sito è era posizionato fra i primi 10 risultati fossero penalizzate e retrocesse in pagine dmenticate anche da Dio.
Risultato : si e no 300 unici al giorno. Dietro questa netta penalizzazione ci sono delle cause che posso intuire e di cui sono responsabile in toto. Provvederò a rimettere a posto le cose, ma ne passerà molto di tempo (senza certezza assoluta, peraltro) prima di riveder le cifre iniziali di accesso.
Ma attenzione, se io posso aver capito dove ho sbagliato, non è sempre così. Intendo dire che le motivazioni che inducono Google a penalizzare le vostre pagine web sono tante e tali che il lavoro di controllo è davvero enorme. Contenuti duplicati, pagine non trovate (famoso 404), link a casinò o giochi online, commenti spammosi, sitemap errate solo per citarne alcune tra le più note.
Spesso poi, è la combinazione fra varie cause a scatenar il tutto.
E allora? La soluzione per evitare di vivere in angoscia come ostaggi di Google esiste? Fondamentalmente non esiste, perchè occorrerebbe diversificare, ma nessun (e dico nessun) motore di ricerca è all’altezza di BiG e, soprattutto, è sfruttato dagli utenti come BigG. Bing ci sta provando, ma i risultati sono ancora lontanissimi da far sperare qualche cosa. Una soluzione potrebbe essere fidelizzare il più alto numero di utenti così da avere accessi sicuri giornalieri. Ben venga, certamente, ma si sa bene che gli abbonati non cliccano (o lo fanno pochissimo) sugli annunci pubblicitari delle pagine web e, questo, non ci sta bene.
Si potrebbe puntare molto sui Social alla Facebook o Twitter, ma anche in tal caso i numeri non sarebbero lontanamente paragonabili a quelli di Google.
E’ una sorta di cane che si morde la coda senza trovare fondamentalmente una via d’uscita concreta.
I guadagni e AdSense
L’argomento si fà spinoso ed è, come capite bene, direttamente collegabile al discorso appena affrontato. Come già ben spiegato dal sottoscritto (mi chiamano Sig. Modestia) in questo post, nonostante il calo evidente e conclamato dei guadagni per la crisi non ancora passata, Adsense resta il miglior circuito di affiliazione in circolazione (per tutta una serie di motivi spiegati nel post).
Questo è un bene, ma, come intuite, l’affidarsi ad una sola fonte di guadagno è rischioso, a dir poco.
Essere ‘bannati‘ da Adsense non è cosa rarissima e, ancora più grave, restano spesso misteriosi i motivi alla base di questa decisione che, a differenza della penalizzazione di cui ho parlato sopra, risulta irreversibile.
I forum sono intasati di richieste di aiuto di utenti bannati senza saper dove sbattere la testa. Accanto alle motivazioni più classiche (click fraudolenti e annunci adsense mischiati con altre pubblicità) ve ne sono altre davvero lontane dalla nostra immaginazione e che vanno a scomodare postille del regolamento Adsense impensabili.
Va ricordato che la mail di Google che comunica il blocco dell’account su Adsense è molto asettica e non scende minimamente nel dettaglio perché, come sostengono, non sono tenuti a spiegarti nulla in merito. Bene, della serie, comando io e voi vi adeguate perché tanto non avete altra scelta.
Sempre in riferimento all’articolo di TagliaBlog segnalato all’inizio, RobinGood indica che una grandissima fetta dei suoi ricavi è targata Adsense. E blog più piccoli come sono messi al riguardo?
Il sottoscritto vi dichiara che i suoi modesti ricavi mensili (dovuti alla somma dei ricavi di alcuni blog gestiti) sono per l’80% dovuti ad Adsense.
Capite bene che una disattivazione di account Adsense per me costituirebbe un danno contenuto, per un blog come RobinGood che su quelle entrate ci acmpa sarebbe una tragedia esiziale. E allora? Soluzioni? Forse, in tal caso, qualche piccolo rimedio c’è anche se davvero minimo.
Diversificare le fonti di guadagno scegliendo più forme di pubblicità è consigliato, ma ponete attenzione perchè Adsense, tanto per dire, gradisce poco che i suoi annunci siano mischiati nella stessa pagina web con altri.
Tra le varie alternative, sarebbe ottimale cambiare proprio strategia (o unire le due) e provare con vendita di ebook, consulenze private, corsi di formazione/eventi come consiglia anche TagliaBlog.
Ma ci vorrà del tempo prima che riusciate a crearvi una clientela fidata e riusciate a vedere risultati ottimali.
Mi piacerebbe conoscere il vostro parere al riguardo e, se avete un blog, anche i vostri dati (espressi in percentuale, ovviamente) così da confrontarci qui.
Grazie alla fonte della foto


nefasti - 5 marzo 2010
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